4.07.2015

L’Europa e la Banca dell’Asia

Un passo avanti verso una nuova governance monetaria internazionale

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

L'adesione dell'Italia, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna al processo di creazione della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) promossa dalla Cina è indubbiamente un fatto molto rilevante nello scacchiere geopolitico. E' il messaggio che l'Europea e il nostro Paese non intendono restare fuori dai processi importanti dello sviluppo economico globale. Non partecipare, semplicemente per seguire il sentiero stretto e isolato indicato da Washington, ci avrebbe pesantemente penalizzato sui mercati cinesi e asiatici in veloce crescita.

    Sarebbe però errato limitare la valutazione soltanto alle grandi opportunità economiche. Insieme alla Banca di Sviluppo dei Paesi del Brics appena varata, l'AIIB è un altro tassello importante nel percorso per ridefinire l'intero sistema monetario internazionale.

    In tutti i recenti summit del G20, da ultimo quello di Brisbane, si è ripetuta la stessa scena: i Brics con gli altri cosiddetti Paesi emergenti chiedevano una riforma della governance economica globale  e un loro peso maggiore nelle vecchie istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale mentre gli Stati Uniti apertamente bloccavano ogni cambiamento significativo.

    Adesso invece i passi verso una ridefinizione dell'intero sistema economico, monetario, finanziario e commerciale mondiale possono e debbono essere fatti alla luce del sole.

    Dopo oltre settanta anni dalla sua creazione, il sistema di Bretton Woods ha terminato il suo ciclo storico ed è arrivato il momento per creare un nuovo modello multipolare, più giusto. Solo una pericolosa miopia politica può cercare di ritardare simili profondi cambiamenti, generando inevitabilmente gravi tensioni e conflitti difficilmente gestibili.

    In questo processo noi riteniamo centrale e fondamentale il ruolo dei Paesi europei e dell'Unione europea. Occorre essere consapevoli delle strategie necessarie per realizzare la Grande Riforma in modo da diventarne protagonisti e non attori secondari, magari in cerca soltanto di qualche business appetibile. Ci sembra doveroso sottolineare che senza l'Unione europea e senza un euro stabile qualsiasi tentativo di riforma rischia di deragliare o di diventare una semplice questione regionale.  Si tratta, invece, di una sfida che richiede una vera maturazione del ruolo politico dell'Ue.

    La Cina ha riserve in valuta e in oro per 4.000 miliardi di dollari. E' una capacità monetaria notevole ma insufficiente a portare gli Usa sul sentiero del cambiamento necessario. Un'Europa politicamente determinata potrebbe farlo. Anche la decisione inglese di partecipare all'AIIB ha una grande valenza in quanto Londra prende una posizione completamente autonoma da Washington. Ciò sta creando riverberi importanti anche in Australia, in Giappone e nella Corea del Sud. Fatto non irrilevante, considerando che questi Paesi finora si sono tenuti in linea con gli Usa.

    Circa 30 Paesi, soprattutto dell'Asia, parteciperanno alla creazione della banca, che parte con un capitale di 50 miliardi di dollari. La Russia ha già espresso il suo interesse anche se per il momento resta l'attore più attivo nella realizzazione dell'altra banca di sviluppo, quella del Brics. In questo contesto l'Unione Eurasiatica  ha recentemente annunciato di voler creare una sua unione monetaria per poter giocare un ruolo importante negli scenari di sviluppo dell'intero continente euro-asiatico e fronteggiare gli attacchi speculativi condotti dopo la manipolazione del prezzi del petrolio..

    Non meno importante è il fatto che l'AIIB intende essere la banca che vuole sostenere e guidare gli investimenti di lungo termine nella realizzazione delle grandi infrastrutture di cui in Asia c'è un grande fabbisogno. In tal senso sarà un partner delle banche di sviluppo multilaterali esistenti e quindi anche di quelle del Long Term Investors Club, cui partecipa anche la nostra Cassa Depositi e Prestiti. 

    Si pone di fatto come il fulcro di una nuova industrializzazione e modernizzazione tecnologica nelle zone dell'Asia e del Pacifico dove vive la maggioranza della popolazione mondiale.

    E' quindi un modello alternativo alla fallimentare finanziarizzazione dell'economia globale e alle varie "ideologie post industriali". Il che può significare una svolta epocale.

    I primi grandi progetti che intende promuovere sono legati alle Nuove Vie della Seta, quello che i cinesi chiamano "One road, one belt", cioè la grande strada di collegamento con il resto del continente fino all'Europa creando un'ampia cintura di sviluppo economico, urbano e sociale lungo il suo percorso. Negli ultimi mesi ci sono stati anche intensi contatti e collaborazioni per collegare la nuova via della seta con il corridoio euro-asiatico "Razvitie" di sviluppo infrastrutturale che collegherà il Pacifico con l'Europa occidentale attraversando e sviluppando i vastissimi territori siberiani. 

    Ne abbiamo già scritto e siamo sempre più convinti che, per la realizzazione di questi grandi progetti, sia fondamentale e insostituibile la capacità industriale, tecnologica e professionale dell'Ue.

 

Appalti. Un decalogo per la legalità

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Appalti. Un decalogo per la legalità

 

Legambiente, Libera, Cgil, Cisl e Uil presentano le loro proposte per liberare gli appalti da sprechi, mafie e corruzione. "Dieci priorità e trenta proposte concrete per un futuro migliore e per rendere il Paese più moderno e funzionale."

 

Legambiente, Libera, Cgil, Cisl e Uil lanciano il decalogo "Legalità e qualità nelle opere pubbliche" indirizzato al Premier e ministro ad Interim delle Infrastrutture Matteo Renzi. L'obiettivo è quello di sollecitare il Governo affinché siano prese tutte le misure necessarie affinché i cantieri delle opere pubbliche in Italia siano liberati dalla corruzione e dalle mafie, per rendere possibile la realizzazione di infrastrutture davvero utili per tutti, fondate su innovazione, qualità, trasparenza, sviluppo, occupazione, tutela del lavoro, dell'ambiente e del territorio.

    “L'Italia ha bisogno di nuovi investimenti nelle infrastrutture per rendere il Paese più moderno, con città più vivibili e sostenibili. Occorre garantire strutture di comunicazione funzionali, impianti idrici e di depurazione efficienti, solo per fare alcuni esempi, indispensabili per far ripartire davvero l'economia. I ritardi che caratterizzano il Paese, troppo spesso frutto di corruzione e opacità, possono essere recuperati solo attraverso scelte radicali, che passano innanzitutto per l'individuazione di opere realmente utili e coerenti con questa visione” – hanno dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, Luigi Ciotti, presidente di Libera, Susanna Camusso, Segretario Generale della Cgil, Annamaria Furlan, Segretario Generale della Cisl e Carmelo Barbagallo, Segretario Generale della Uil - “ma per questo serve una nuova programmazione, un confronto pubblico trasparente e delle serie e indipendenti analisi di costi e benefici”.

    Per sradicare la corruzione che pervade il settore dei lavori pubblici su cui, dal Mose all'Expo, è intervenuta a più riprese la magistratura, occorre cambiare in modo radicale il sistema che governa appalti e lavori. Già nel 1996 il Rapporto Cassese aveva fatto suonare allarmi che non sono stati ascoltati: a quasi venti anni da quel documento ancora troppo poco è cambiato. “Su 33 grandi opere oggetto di indagine nel triennio 2007-2010, il costo sostenuto dalle casse pubbliche era passato da 574 milioni di euro dell'assegnazione iniziale a 834 milioni di euro: si tratta di un onere aggiuntivo per i cittadini pari al 45% del valore iniziale di aggiudicazione. È necessario stabilire regole chiare e responsabilità - hanno concluso Cogliati Dezza, Ciotti e Camusso, Furlan e Barbagallo - ma è altrettanto indispensabile innovare il settore delle costruzioni in Italia, per elevare finalmente la qualità della progettazione attraverso i concorsi, riducendo gli impatti e contribuendo alla lotta ai disastri ambientali con serie valutazioni preliminari, garantendo un trasparente confronto con i territori e la più ampia informazione dei cittadini, tutelando i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici”.

    Ecco, di seguito, dalle regole ai controlli, le dieci priorità indicate da Legambiente, Libera, Cgil, Cisl e Uil.

 

 

1. Rendere più efficace il quadro normativo: recepire le Direttive comunitarie in tema di appalti e procedere a una rapida riscrizione del nuovo codice degli appalti; snellire il codice dei contratti pubblici per evitare il ricorso all’urgenza o all’azione in deroga delle norme; ridurre il numero dei centri decisionali; riformare l’istituto dell’arbitrato;

    2. Assegnare appalti di lavori, servizi e concessioni pubbliche solo tramite gare standardizzate: abolire la trattativa privata e ridurre le strutture parastatali e quelle con struttura privatistica; standardizzare e semplificare contratti del medesimo genere, prevedendo l'indicazione in fase di gara del contratto applicato per profilo merceologico prevalente e l'utilizzo del documento di gara unico europeo; attivare concorsi per tutte le opere pubbliche;

    3. Rafforzare i corpi tecnici dello Stato per eliminare il ricorso a professionisti esterni in progettazione e direzione lavori; abolire l’anomalo istituto del general contractor per evitare che la direzione lavori sia in carico alla stessa stazione appaltante; organizzare corpi stato separati e autonomi da influenze politiche; prevedere subappalti controllati, divieto di attribuzione del sub appalto ad imprese che hanno partecipato alla gara;

    4. Affidare lavori solo sulla base di progettazioni esecutive: permettere l’affidamento per le concessioni di lavori e di project financing solo sulla base di progettazioni definitive; condizionare l’esecuzione della gara alla sussistenza di finanziamenti sufficienti a coprire l’intera durata della prestazione;

    5. Implementare e migliorare il sistema delle white list: premiare nelle gara le imprese che non siano coinvolte in vicende di corruzione e di mafia; rendere obbligatorio, per le categorie di lavori sensibili, l'iscrizione alle white list, preferire le imprese con buoni e certificati risultati nelle loro precedenti attività contrattuali e controllare la certificazione fiscale e contributiva;

    6. Attuare il miglior controllo istituzionale: ampliare i poteri di intervento, vigilanza e sanzione dell'Autorità nazionale anticorruzione per tutte le opere pubbliche; definire indicatori certi e quantificabili sia di processo che di risultato, in modo da poter tempestivamente misurare l’efficienza della prestazione dei contraenti privati;

    7. Rendere efficace il controllo tecnico per ogni appalto: scegliere collaudatori indipendenti sulla base di criteri definiti dall'Autorità nazionale anticorruzione e solo alla fine dei lavori; fornire incentivi economici per quei funzionari che conseguono buoni risultati ed inchieste interne volte ad accertare le cause di procedure con esiti scadenti;

    8. Garantire completa trasparenza e incoraggiare il controllo civico: adottare il Freedom Of Information Act anche in Italia, per rendere massimamente trasparente qualunque opera pubblica nazionale e locale; introdurre il Debat Public per tutte le opere pubbliche nazionali, con garanzie su informazioni e risposte ai cittadini, sui tempi del confronto e delle decisioni.

    9. Proteggere l’ambiente: attraverso la Valutazione di impatto ambientale sul progetto preliminare, con verifiche nelle fasi successive e introduzione di Linee guida per le mitigazioni e compensazioni ambientali; utilizzare materiali provenienti dal recupero nei capitolati di appalto, per ridurre il prelievo da cava, attraverso il recepimento delle Direttive europee e fissando standard minimi obbligatori;

    10. Tutelare i lavoratori, contrastando la pratica del massimo ribasso; reintrodurre il rispetto della clausola sociale vincolante nei campi di appalto; escludere dalle procedure di appalto le imprese che abbiano violato gli obblighi contrattuali verso i lavoratori, assicurando la corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro; rendere obbligatorio il pagamento diretto del subappaltante da parte della stazione appaltante e in caso di inadempienza dell'impresa appaltatrice, il pagamento diretto dei lavoratori da parte della stazione appaltante.

 

 

4.01.2015

Il QE europeo verrà “parcheggiato” nelle banche?

C'è troppa "psicologia" e poca economia reale nel Quantitative Easing (QE) di Mario Draghi. E anche in molti commenti alla politica della Bce.

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

Il governatore centrale europeo afferma chiaramente che gli acquisti per 60 miliardi di euro, di bond dei debiti pubblici, di  attività cartolarizzate (asset-backed securities) e di obbligazioni garantite, ogni mese fino a settembre 2016, ed eventualmente oltre, servono essenzialmente a far salire il tasso di inflazione fino al 2%. La mission del QE della Bce, quindi, è questo cosiddetto "medium term price stability"  .

    Nel suo recente discorso al Center for Financial Studies di Francoforte dell'11 marzo ha ripetuto per almeno una dozzina di volte questa valutazione. Infatti, secondo la Bce, l'indicatore principale per poter dire se ci sono stabilità e ripresa oppure deflazione e crisi è costituito di fatto dal dato relativo all'inflazione. A noi sembra un approccio errato e fuorviante. Si tratta di una strana e limitativa idea, molto simile a quella che aveva il governatore della Fed, Ben Bernanke, negli anni del crac finanziario, quando intravedeva nell'andamento del mercato immobiliare americano l'oracolo per capire l'evoluzione della crisi globale.

    La domanda vera dovrebbe essere: quanta parte dei nuovi soldi immessi nel sistema andrà veramente a sostenere gli investimenti nell'economia reale e i redditi delle famiglie, generando maggiore occupazione?

    Occorre tenere presente che le obbligazioni dei debiti pubblici saranno acquistate sul mercato secondario, di fatto quindi comprate dalle banche. Lo stesso dicasi per gli abs. Perciò la massa di liquidità fluirà nel sistema bancario e, ancora una volta, senza alcuna condizione. Infatti, al di la dei desideri del governatore Draghi, non c'è nessun impegno formale a che essa affluirà verso il sistema produttivo.

    Del resto l'esperienza degli oltre mille miliardi di fondi TLTRO, dalla Bce in passato messi a disposizione delle banche europee a bassissimi tassi di interesse, non è stata affatto positiva. Anzi, i crediti concessi dalle grandi banche ai settori non finanziari dell'economia sono addirittura diminuiti. Era di -3,2% a febbraio 2014, rispetto a dodici mesi precedenti, e si è ridotto a -0,9% lo scorso gennaio, ma resta sempre negativo. Soltanto le banche di credito cooperativo e quelle locali collegate al territorio hanno mantenuto e aumentato i flussi di credito alle Pmi e alle famiglie.

    Mentre negli Usa l'accesso al capitale passa per due terzi attraverso il mercato e solo per un terzo attraverso il sistema bancario, in Europa è esattamente il contrario.

    Draghi ammette che, acquistando titoli di Stato e abs, la Bce  di fatto "pulirà" i bilanci delle banche che, di conseguenza, dovrebbero allargare i loro prestiti. In pratica, mentre è certo il beneficio al sistema delle grandi banche europee, non c'è affatto garanzia che esse aumenteranno i crediti alle industrie e alle altre attività volte alla modernizzazione e all'esportazione.

    Certamente il QE della Bce farà scendere i rendimenti dei titoli dei debiti sovrani. Alcuni miliardi di euro di interessi saranno risparmiati. I bilanci degli Stati ne gioveranno. Si dovrebbero anche migliorare le condizioni di indebitamento delle imprese e delle famiglie. La maggior liquidità contribuirà a mantenere basso il cambio dell'euro nei confronti del dollaro e delle altre monete rendendo più competitive le esportazioni europee. L'altra faccia della medaglia sarà il maggior costo delle materie prime importate. Ovviamente  gran parte di essa finirà per riversarsi sulle borse facendo salire i già gonfiati listini.

    Le aspettative rosee della Bce si basano su delle desiderabili ricadute positive nel tessuto produttivo e nei consumi dell'intero continente. Si auspica un automatismo ancora tutto da verificare. Non vorremmo che fosse solo un pio desiderio.

    Inevitabilmente, oltre alle grandi banche europee e ai loro alleati internazionali, i Paesi più solidi, come la Germania, saranno i maggiori beneficiari del QE in quanto la Bce distribuirà gli acquisti di titoli in relazione alle quote di partecipazione al suo capitale. La Grecia, purtroppo, ne resterà esclusa fintanto che non finirà il programma di revisione fiscale e di bilancio imposto dalla Troika.

    Di fatto il gap tra il centro e le periferie dell'Europa, nell'economia e nella distribuzione del reddito, aumenterà invece di diminuire.

    La scelta della Bce, per quanto importante e significativa, manca quindi di almeno tre elementi. Non impone delle regole di comportamento al sistema bancario. Non indica dei percorsi certi e controllati per far fluire la liquidità verso i nuovi investimenti. Non sollecita e non "guida" un vero programma di sviluppo, di investimenti e di infrastrutture che siano decisivi per la ripresa economica. La Bce, di fronte a queste sfide, si trincea dietro al suo mandato di semplice guardiano dell'inflazione. Noi riteniamo, invece, che tale giustificazione non sia accettabile rispetto alla necessità di un profondo e radicale cambiamento che l'Unione europea dovrebbe affrontare, pena la sua disgregazione.

 

CASO INCA-GIACCHETTA

Audizione di Susanna Camusso (Cgil) presso la Commissione parlamentare

 

Su richiesta del senatore Micheloni (PD), la segretaria Generale CGIL apre a una mediazione con i danneggiati

 

Vai al Podcast dell’Audizione di Susanna Camusso su Radio Radicale - http://www.radioradicale.it/scheda/437064

 

 

ECCO LA POSIZIONE DEI DANNEGGIATI

 

Le cose da ritenere nell'audizione alla Signora Camusso, segretario generale CGIL, sono in brevis:

    1. Le sentenze emesse dai tribunali svizzeri che dichiarano la colpevolezza dell’ INCA nella truffa non sono considerate dalla CGIL.

    2. La Camusso conferma l’apertura degli uffici INCA in Svizzera sotto un’ altro nome.

   

Sostanzialmente la Signora Camusso, segretario generale CGIL, dichiara che gli italiani all’estero quando si rivolgono ad un patronato italiano all' estero non sono tutelati dalle autorità italiane.

   

Che poi io, presidente del CDF, facendo causa agli istituti di previdenza professionale e riuscendo dopo vari sacrifici a fare riavere a mio padre quello che l’INCA gli aveva rubato, debba ringraziare la CGIL è proprio il colmo.

(…)

 Spero comunque che ci sia un seguito e soprattutto un incontro più costruttivo per risolvere un problema che tocca oramai tutta l’emigrazione italiana perché i diritti di tutti noi sono stati calpestati.

 

Marco Tommasini, presidente CDF

 

Ci auguriamo che una mediazione possa finalmente iniziare, ma soprattutto che Cgil e Inca compiano un atto di concreta solidarietà nei riguardi degli anziani danneggiati. - La red dell’ADL

 

Landini: le nostre parole d'ordine sono Diritti, Lavoro, Democrazia

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Nell'intervento trasmesso su RadioArticolo1, a parlare è il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini (ascolta il podcast integrale).

 

Che spiega le ragioni della manifestazione del 28 marzo: "Il nostro obiettivo principale è cambiare le politiche economiche e sociali del governo, che riteniamo del tutto sbagliate, a partire dal Jobs act".

 

"Il nostro obiettivo principale è cambiare le politiche economiche e sociali del Governo, che riteniamo del tutto sbagliate, a partire dal Jobs act – esordisce il dirigente sindacale –. Con la nostra iniziativa di sabato, facciamo proposte molto precise: siamo contro i licenziamenti individuali e collettivi e la deregolamentazione nel sistema degli appalti. Metteremo in campo azioni contrattuali nei luoghi di lavoro per far sì che le nuove assunzioni a tutele progressive abbiano l'estensione dei diritti previsti per i vecchi ccnl, e che quindi lo Statuto non venga progressivamente cancellato. Inoltre, siamo per la salvaguardia dei diritti anche in caso di cambi d'appalto, mentre rispetto al demansionamento e al controllo a distanza siamo per mantenere le norme contrattuali e legislative preesistenti. E visto che questo è l'anno dei rinnovi, discuteremo direttamente con i lavoratori di tutte queste cose e le inseriremo nelle piattaforme con il loro consenso. Così come va messa in campo la decisione della Cgil di costruire una proposta di nuovo Statuto dei lavoratori, attraverso un coinvolgimento che riguardi tutte le forme di lavoro, non solo quello dipendente: dev'essere di nuovo sancìto il principio che, a parità di lavoro, deve corrispondere parità di diritti e retribuzione. Per far questo, va bene una proposta di legge d'iniziativa popolare, i cui contenuti vanno costruiti raccogliendo le firme, sottoponendo a consultazione straordinaria tutti gli iscritti e, se è il caso, ricorrendo anche al referendum abrogativo di leggi sbagliate".

    "Un punto importante della nostra piattaforma riguarda le pensioni – precisa Landini –: vogliamo cambiare la riforma Fornero. Ci vuole una riduzione drastica dell'età pensionabile, perchè non è accettabile un sistema che fa arrivare a 70 anni e più la messa a riposo di un lavoratore. Per noi, 62 anni deve essere l'età di uscita senza penalizzazioni, così come bisogna ripristinare le pensioni di anzianità, a partire dai lavori più pesanti. Del resto, aver introdotto il concetto di aspettativa di vita uguale per tutti, senza tener conto che è legato al lavoro che si fa, è un'ingiustizia gravissima. Nel contempo, va fatta una discussione perché un sistema solo contributivo per i giovani è un'altra cosa che alla lunga non sta in piedi. La manifestazione del 28 è l'avvio di una vertenza su questo punto: chiediamo al Governo che si apra una trattativa sul sistema delle pensioni".

    "Pensiamo, poi, che vada rilanciato il problema della riduzione degli orari – rileva ancora il numero uno della Fiom – e l'incentivo dei contratti di solidarietà. In questa fase, bisogna togliere la defiscalizzazione al lavoro straordinario e bisogna mettere più risorse per le imprese che, anziché licenziare, ricorrono ai contratti di solidarietà. E anche laddove si chiede di aumentare l'utilizzo degli impianti, lavorando di notte, il sabato, e in alcuni casi la domenica, il modello non deve essere quello che viene applicato attualmente a Melfi, con un aumento dell'orario individuale. Per noi, la disponibilità è fare accordi sulla falsariga di Continental, Carraro, Volfswagen-Ducati, dove di fronte a un maggior utilizzo degli impianti c'è una riduzione degli orari e un aumento dell'occupazione attraverso più squadre. Lo schema è la quinta squadra, cioè più gente e meno orario; ciò vuol dire distribuire il lavoro su più persone, e lo scambio è aumento di produttività attraverso migliori condizioni di lavoro. Secondo noi, questo è un punto da estendere in questa fase, tanto più se ci sarà una ripresa degli investimenti. Pensiamo, poi, ci sia la necessità di rilanciare una politica industriale che veda un intervento pubblico con investimenti straordinari, anche sul piano della manutenzione del territorio. Su questo, però, il Governo è contraddittorio: da una parte, c'è la vicenda Ilva, dove si parla di gestione diretta dello Stato; dall'altra, c'è Finmeccanica, dove l'esecutivo agisce all'opposto, vendendo interi pezzi sul mercato, come nel caso dei trasporti. Non possiamo accettare casi come la Pirelli, l'ultimo di una lunga serie. Al contrario di quel che è avvenuto in paesi come Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, solo per citare i più forti, qui siamo alla totale assenza di una politica industriale. Ma i posti di lavoro si creano solo se ripartono gli investimenti pubblici e privati, e questo è un punto essenziale della nostra vertenza".

    "Rispetto ai contratti – prosegue Landini –, noi non siamo disponibili ad accettare che venga esteso il modello Fiat. Confindustria sta chiedendo in modo esplicito ad ogni azienda di scegliere se applicare il contratto nazionale o in alternativa un contratto aziendale sostitutivo. Noi diciamo in modo molto chiaro che questa è una linea improponibile, così come non è accettabile quanto hanno chiesto gli imprenditori del settore chimico, cioè di avere indietro 79 euro al mese, anziché rinnovare i contratti. E siccome nei prossimi mesi anche noi saremo di fronte alle prese con un rinnovo che riguarderà milioni di lavoratori, deve essere chiaro che il contratto nazionale rimane un punto fondamentale. In questa fase, bisognerebbe fare anche una legge sulla rappresentanza, che non metta in discussione né il diritto di sciopero né estenda il modello Fiat, ma che aggiunga ciò che c'è già nel pubblico impiego, dove si misura la rappresentanza su voti e iscritti, dove i contratti nazionali e aziendali, per essere validi, devono essere firmati da chi ha la maggioranza certificata dal voto delle lavoratrici e dei lavoratori interessati. Allo stesso tempo, un ccnl così concepito, per noi può diventare un contratto che ha validità di legge 'erga omnes'; di conseguenza, la nostra proposta sul salario orario minimo è che debbono essere i minimi salariali sanciti dal ccnl che diventano il salario minimo di riferimento, in modo che a parità di lavoro e di mansione, debba corrispondere il minimo salariale uguale per tutte le forme di lavoro".

    "Il vero problema di competitività di questo Paese – aggiunge l'esponente della Fiom – non è la riduzione dei diritti del lavoro, ma è la criminalità organizzata, che ormai controlla pezzi interi dell'economia reale. Il Governo mette la fiducia per cancellare i diritti, ma non è in grado di cancellare il reato di falso in bilancio nè di fare una lotta vera al riciclaggio, e nel frattempo i livelli di corruzione aumentano. Questo è un altro punto importante della nostra piattaforma. perché la lotta alle mafie, all'evasione fiscale, all'illegalità, sono per noi la stessa cosa. Su questo punto, il sindacato deve essere un soggetto attivo, a partire da una nuova legge sugli appalti. Assieme alla Cgil, stiamo raccogliendo le firme per una legge d'iniziativa popolare, perché quello è il punto di fondo, che non solo riduce i diritti di chi lavora, attraverso una competizione al ribasso, ma ha favorito l'ingresso della malavita organizzata nel sistema. Ci vuole una legge sugli appalti che dica che la responsabilità rimane dell'azienda che fa l'appalto e deve essere sua responsabilità giuridica e penale che negli appalti vengono applicati i contratti, che vengono applicate le leggi, e anche in caso di cambi d'appalto, i lavoratori devono mantenere i diritti e le condizioni precedenti".

    "Rispetto alla riforma degli ammortizzatori sociali – puntualizza Landini –, siamo perché si vada a un'estensione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria a tutti i settori. La cassa integrazione ordinaria e straordinaria non deve essere pagata con i soldi dello Stato, ma con quelli delle imprese e dei lavoratori, perché è un elemento di mutualità generale. Accanto a questo, pensiamo e condividiamo la battaglia che anche Libera sta facendo, circa l'introduzione di un reddito minimo garantito nel nostro Paese. Quindi, al centro della manifestazione del 28, c'è anche un'idea di riforma generale su questo punto".

    "L'ultima cosa riguarda l'Europa – conclude il sindacalista dei metalmeccanici Cgil  –: è evidente che i vincoli e le scelte che il Governo sta facendo, incluso l'attacco al contratto nazionale, sono tutte dentro la lettera che la Bce mandò nel 2011 a Berlusconi. Da tale punto di vista, al contrario, una mutualizzazione del debito e il non pagamento degli interessi sarebbero strade che il movimento sindacale e i governi, incluso quello italiano, dovrebbero battere per costruire davvero un'Europa sociale. Questo è un altro punto centrale delle nostre rivendicazioni. Non a caso, la Fiom è stata, nei giorni scorsi, tra i soggetti che hanno manifestato in Germania, perché la costruzione di un'Europa sociale deve vedere protagoniste le persone che lavorano, i diritti, la giustizia, non l'economia. In tale quadro, la manifestazione di sabato ha il senso della continuità con le battaglie fatte. Per questa ragione, continueremo la mobilitazione, anche in forme nuove. Penso alla proposta che abbiamo lanciato di coalizione sociale, che spero stavolta venga presa per quella che è: non vuol dire fare un partito o candidare qualcuno alle elezioni".

    "Ciò è totalmente sbagliato, e non è nel modo più assoluto la nostra idea. Noi partiamo da un dato sindacale: non era mai successo, nella storia dell'Italia repubblicana, che un Governo agisse in accordo con Confindustria, facendo leggi che cambiano diritti soggettivi delle persone e rapporti di forza nel Paese, senza che questo sia oggetto di confronti e discussioni. La coalizione sociale, una proposta ancora tutta da costruire, sta raccogliendo molto consenso e adesione tra associazioni, movimenti, persone, e in aprile avrà la sua continuazione. Vuol dire che soggetti diversi che finora si sono battuti singolarmente su obiettivi comuni, definiscono assieme iniziative e programmi sul piano sociale, dell'unità del lavoro, dell'applicazione dei principi della nostra Costituzione, dell'affermazione di diritti che oggi sono negati: penso non solo al diritto al lavoro, ma al diritto alla scuola, alla formazione, alla sanità. Questo è il processo che vogliamo aprire, non solo a livello nazionale, ma nei singoli territori, in ogni provincia, per dare una continuità alla nostra azione".