5.31.2011

Confindustria delusa? Ma noi lo siamo di più

LAVORO E DIRITTI

a cura di rassegna.it

 

Emma Marcegaglia ha bocciato l'Italia. Ha bocciato quasi tutto dell'Italia: il governo che cade a pezzi, l'opposizione che non s'organizza, l'economia che non cresce. Ma le imprese non sono estranee a questi problemi.

 

di Davide Orecchio

 

Emma Marcegaglia ha bocciato l'Italia. Ha bocciato quasi tutto dell'Italia: il governo che cade a pezzi, l'opposizione che non s'organizza, l'economia che non cresce, i sindacati (certi sindacati) che frenano le "cosiddette" riforme. La presidente di Confindustria ha fatto la professoressa, e ha messo brutti voti a tutti.

    Si può essere d'accordo o in disaccordo con l'intervento tenuto all'Auditorium di Roma da Marcegaglia. Si può essere d'accordo col giudizio sulla politica e sull'analisi economica (sugli "anni perduti" come dare torto a Marcegaglia?). Si può concordare con alcune richieste: da una riforma fiscale pro imprese e pro lavoratori alla legge sulla concorrenza. Si può essere in disaccordo, invece, col passaggio sconcertante sull'acqua pubblica. O su quanto affermato da Marcegaglia riguardo alla flessibilità del lavoro (che in teoria sarà anche affascinante ma nella pratica italiana, chissà perché, si trasforma sempre e solo in precaria schiavitù). Sono tutte posizioni, quelle che piacciono e quelle che piacciono meno, ovviamente legittime e sulle quali è per tutti doveroso confrontarsi con l'importante e potente associazione degli industriali italiani. Qui abbiamo pubblicato un po' di reazioni all'intervento di Marcegaglia.

    Ci sono però due aspetti di quest'assemblea annuale di Confindustria che stonano. Il primo è il video che ha aperto la giornata all'Auditorium. Il corriere.it ne ha pubblicato un frammento consentendone a tutti l'embed.

    Si tratta di una clip sulla storia d'Italia, l'avrete capito. Un gran mischione su noialtri e il nostro passato nel quale tutto convive melodiosamente: l'inno di Mameli e Bella Ciao, Faccetta Nera e Volare di Modugno insieme a Viva l'Italia di De Gregori. Vista la spregiudicatezza degli accostamenti, non capisco perché non ci abbiano messo anche il Triangolo di Renato Zero. In fondo anche quella canzone è un tassello importante della nostra storia e del nostro costume.

    Dove trova il coraggio, questo video, per mixare insieme l'inno nazionale, una marcia fascista e la canzone simbolo della Liberazione? Credo dipenda da una prospettiva e da un distacco, per così dire, cinicamente olimpici. Nel senso che se ti collochi sull'Olimpo, o anche in un grande Centro indifferente a qualsiasi passione politica o ideologica, poi diventa facile rappresentare l'Italia e la sua storia come una notte in cui tutte le vacche sono nere, una lunga notte/medley in cui la canzone del partigiano assume lo stesso colore del motivo fascio-razzista o dell'inno risorgimentale.

    Insomma, la Confindustria e la sua presidente si sono accomodate sul monte degli dei e da lì hanno cominciato a tirare dardi e saette su di noi. E qui passiamo al secondo aspetto discutibile della giornata, che riguarda il tono generale, il timbro dell'intervento di Marcegaglia. Forse mi sbaglio e allora accetterò correzioni, ma nella disapprovazione complessiva della politica italiana e dei suoi gruppi dirigenti mi sembra di aver colto una convinzione di alterità ed estraneità anche morale (non a caso la citazione di Max Weber) che è francamente poco sostenibile. Marcegaglia ci ha voluto convincere del fatto che le imprese italiane sono la parte sana e migliore del paese. Un paese che, per quanto resta, cade invece a pezzi. Rieccoci al refrain dell'Olimpo.

    Ma la presidente di Confindustria è davvero convinta che gli industriali italiani non abbiano avuto alcun ruolo nel declino di questo paese? Quella di una Confindustria che da anni chiede innovazione e riforme a un paese che non l'ascolta e invecchiando muore, è una storia quantomeno romanzata. La realtà invece è che della nostra agonia sono responsabili tutti i ceti dirigenti nazionali, spesso inadeguati ai loro compiti, imprenditori compresi. Non si può separare Confindustria da ciò che l'Italia è, nel bene e nel male. Come non la si può separare dal nostro passato, perché non saremmo stati italiani uniti e poi fascisti e poi democratici senza determinate scelte da parte delle imprese.

    Alla fine del suo intervento Marcegaglia ha promesso: "Saremo pronti a batterci per l'Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio". Il che ci conferma che Confindustria è al nostro fianco nella palude italica e non su distanti alture, piaccia o non piaccia.